Gemme d’autunno

Quando il primo freddo ci fa correre in casa, anche la mente si ritira a pensare. E’ dal cuore che ti parlo, senza fretta. Vai e vivi, bimbo mio, la tua mamma sarà sempre al tuo fianco. Se sarò brava abbastanza ora, sentirai sempre il mio profumo nell’aria, la mia voce che parla al tuo cuore e il calore del mio corpo che ti stringe forte.

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1 ottobre 2018

Profumo di bosco.

Sotto il cielo grigio la terra risplende, accesa dai mille colori delle foglie cadute. Tra gli scricchiolii sotto le scarpe a caccia di ghiande e castagne, la tua manina stringe la mia e mi porta lontano. Una folata d’aria gelida mi fa volare la sciarpa. Tu ridi felice e la rincorri. Con un gesto delicato ti sistemo la cuffia e continuiamo a camminare incontro all’autunno. Il tuo primo vero autunno. L’anno scorso è stato diverso: dall’altra parte del mondo anche le stagioni sono tutta un’altra cosa.  Continua a leggere “Gemme d’autunno”

Tempo al tempo

É il momento di tirare le somme. Ho sempre pensato fosse una cosa da vecchi, o da fare quando si taglia un traguardo importante. Mi rendo conto, invece, che ripensare al passato ci aiuta a stabilirci nel presente. Ed è una cosa di cui sentiremo il bisogno più volte nel corso della vita, a prescindere da quanti anni si hanno. Certo, il compleanno ci da un’occasione in più per fare il punto con noi stessi, riflettere sul passato e proiettarci nel futuro. Un’inguaribile malinconica come me non poteva certo lasciarsi sfuggire una tale occasione.

13 luglio 2018

28 anni.

La cosa strana è che nella mia testa ho appena passato i venti. Eppure, ripercorrendo mentalmente questi otto anni di scarto, mi rendo conto di quanta vita contengono. In otto anni ho cambiato paese cinque volte, traslocato almeno il doppio, imparato a comunicare il tre lingue diverse, a sopravvivere in molteplici modi- reinventandomi di continuo. Sono passata dal lavorare in gelateria all’insegnare nuoto, dall’ufficio internazionale di una banca al customer service di un brand di orologi di lusso. Soprattutto, sono passata dall’essere una ragazzina che va all’estero a studiare a una giovane madre ancora in cerca di se stessa. In questi otto anni ho capito anche che trovare l’amore non vuol dire necessariamente trovare se stessi. Che non è avendo un figlio che ci sente realizzate in quanto donne. E non sarà trovando un lavoro a tempo indeterminato che ci sentiremo esseri umani completi. Ho imparato, però, che la combinazione di questi tre fattori ci può portare piuttosto vicini a un senso di felice compiutezza – seppur velata dalla patina di incertezza che, ormai l’ho capito, caratterizza la mia vita, sempre e comunque. Continua a leggere “Tempo al tempo”

Ciao America

Sembra un cliché, ma il cielo è plumbeo. Nuvoloni neri gravano sul profilo della città all’orizzonte: nascondono minacciosi i grattacieli e i piloni del ponte, unica nota colorata in un universo altrimenti grigio; sembrano strutture superstiti di una qualche calamità naturale, sospesi tra terra e cielo, tra sogno e realtà. L’oceano è stranamente calmo: una tavolozza di tutte le gradazioni di nero, quasi solido da tanto è denso. E silenzio. Uno strano silenzio grigio aleggia nell’aria. Le auto sembrano quasi non fare rumore, e anche a noi viene naturale sussurrare, timorosi di rompere l’incantesimo. E’ con quest’immagine surreale che salutiamo la California. Domani lasceremo quella che è stata la nostra casa per quasi tre lunghi anni. Tre anni in cui sono cambiate tantissime cose, la nostra vita e le nostre priorità.

Febbraio 2018

Far stare tre anni di vita in una valigia è sempre complicato. E’ il momento in cui ci rendiamo davvero conto di ciò che abbiamo. E’ l’occasione per fare spazio nelle nostre vite, lasciandoci alle spalle il superfluo e realizzando ciò che è veramente importante, ciò di cui non potremmo fare a meno e che, in valigia, dovrà starci per forza. Si trovano anche vecchi ricordi impolverati, rimasti in un angolo del cassetto. Fanno capolino con il loro carico di emozioni e, per un attimo, ci fanno dimenticare che stiamo per voltare pagina. O forse ce lo ricordano urlando. Continua a leggere “Ciao America”

Gerarchie da parco

Quando vai allo stesso parchetto in fondo alla via per due mesi consecutivi, impari a conoscere le tacite regole che lo gestiscono -e scopri che nulla è lasciato al caso, tantomeno chi lo frequenta e quando.

Febbraio 2018

Sebbene le Nanny -soprattutto messicane- siano le più avide frequentatrici dei parchetti, queste non appartengono a un gruppo omogeneo: esistono, infatti, diversi tipi di babysitter, ognuna con i propri orari e le proprie abitudini.

Prima delle dieci di mattina, le altalene sono in genere occupate da bimbi di Nanny Singole, ovvero coloro che si occupano di un solo bimbo. Arrivano presto, con il pargolo nel passeggino e un paio di giochini che tendenzialmente lasciano nella borsa. Dopo un giro di altalena e un paio sullo scivolo, riprendono la strada di casa. Continua a leggere “Gerarchie da parco”

Viaggiare con un Nano: trucchi, segreti e verità

C’è una cosa cui non potrei mai rinunciare: viaggiare. Non c’è Nano che tenga. Ho messo le cose in chiaro fin da subito: caro Nano, i tuoi genitori sono dei vagabondi; ti conviene abituarti ad andare a spasso. Ovviamente anche lui ha detto la sua, chiarendo che va bene viaggiare, anzi gli piace tantissimo, ma con le dovute accortezze. Tradotto significa: mamma e papà, scordatevi le buone vecchie abitudini e imparate a farmi spazio. Vedrete quanto ne occupo!

Dicembre 2017

Viaggiare con un neonato è, ovviamente, tutta un’altra storia. Finiti i tempi in cui mi bastavano un paio d’ore per cacciare quattro stracci nel trolley (sapendo che si sarebbero misteriosamente moltiplicati nottetempo, per arrivare alla classica scena due minuti prima di uscire di casa: io seduta sul valigione che rifiuta ostinatamente di chiudersi. Inutile aggiungere che delle cose portate, più della metà sarebbero tornate indietro inutilizzate). Poco importa, tutto questo appartiene al passato. Con i ritmi del Nano è meglio iniziare con un po’ di anticipo, preparando le cose mano mano ci vengono in mente. Facciamo di tutto per evitare di finire all’ultimo momento, con l’acqua alla gola e mezza valigia vuota. Questi, almeno, sono i buoni propositi che ci prefiggiamo, perché in realtà finiamo sempre al gate di passare i vestiti da una valigia all’altra. Continua a leggere “Viaggiare con un Nano: trucchi, segreti e verità”

American way(t)

Sebbene in periodo prenatalizio siano abbastanza comuni ovunque, in USA sono la norma 365 giorni l’anno. Se siete mai stati in una città americana, saranno familiari anche a voi: è impossibile sfuggirci. Avete indovinato: sto parlando delle code.

Dicembre 2017

In America si fa la coda per qualsiasi cosa; anzi, più fila c’è, meglio è. La ressa di gente in attesa è diventata sinonimo di qualità e criterio primario di scelta. Vero è che un ristorante deserto non è mai particolarmente invogliante; siamo quindi tutti propensi a entrare in un locale animato, rassicurati dalla presenza di altri clienti. Il problema è che qui tutti i locali hanno la coda fuori (e credetemi, tra Berkeley e San Francisco non è che scarseggino i posti per mangiare o bere bene). Continua a leggere “American way(t)”

Mea culpa mediatico

Mi chiedo spesso come crescerai, piccolo Nano: chissà in che lingua sognerai, in che Paese andrai a scuola, quali saranno le merendine che mangerai e i cartoni animati che ti piaceranno. Soprattutto, ripenso alla mia infanzia e a cosa mi piacerebbe vedere nella tua. So che, inevitabilmente, molte cose non potranno esserci, non solo perché i tempi sono cambiati.

Ottobre 2017

E’ colpa della lontananza se non potrai andare a casa dei nonni il mercoledì dopo scuola. A causa della distanza non potrai giocare a calcio con gli zii la domenica pomeriggio, né commentare la serie A con il nonno la sera. Dobbiamo quindi ringraziare la tecnologia. Grazie alle videochiamate riusciamo a condividere piccoli momenti quotidiani con amici e parenti lontani, dimenticandoci per qualche istante di essere dall’altra parte dell’oceano. E’ incredibile come, a soli 5 mesi, già sei attratto dagli schermi. Sai perfettamente cosa sta per succedere quando preparo il tablet. Riconosci il trillo di Skype come fosse la voce di una persona cara: appena lo senti inizi a ridere, muovendo eccitato braccia e gambe, quasi che da quello schermo potessero davvero uscire i nonni, in carne e ossa. Per te, credo che “nonno” voglia dire “insieme di pixel sorridenti, a volte disturbati e rumorosi“. Non mi stupirei se, tra qualche anno, la maestra ti chiederà di disegnare la nonna e tu riprodurrai uno schermo col sorriso. Continua a leggere “Mea culpa mediatico”